lunedì 6 marzo 2017

La cicogna non vola più qui e l'8 marzo è di protesta

Saranno connessioni un pò volatili, le mie. O forse no. Fatto sta che la cosiddetta "festa dell'8 marzo" e le news dell'Istat sul calo - che continua, non è una novità - delle nascite nel Belpaese mi sembrano collegate a filo doppio. Come, direte voi? La festa della donna (che non ho mai amato, anzi mi ha sempre rimandato quell'odore stantio dei film d'essai, la donna relegata in una specie di riserva, non dorata tutt'altro, ma ipocritamente per lo spazio di un giorno, ricordata almeno) che illumina vessazioni, rinunce e violenze a cui il gentil sesso ogni giorno si piega...che c'entra con lo s-boom dei bebè? C'entra, eccome. Perchè se le donne vivono in un sociale poco accogliente, se faticano il doppio dei colleghi uomini per un risultato decisamente più basso retributivamente parlando...beh, è difficile immaginare che decideranno di dare il colpo d'ala e tenteranno di conciliare professione, privato e figli.
Nel 2016, secondo l'Istat, in Italia le nascite hanno toccato quota 474mila, contro le 486mila dell'anno precedente. Circa 12mila neonati in meno, un segno meno che interessa tutto il territorio, con l'eccezione della Provincia di Bolzano che segna invece un incremento del 3,2%. Se la riduzione più accentuata si riscontra nella classe d'età 25-29 anni (-6 per mille), l'incremento più spiccato è nella fascia 35-39 (+2 per mille), segno che la gravidanza - se arriva - arriva tardi, sempre più tardi, probabilmente solo quando le "esigenze primarie" (casa, lavoro, eccetera) sono assicurate. Così il "Paese delle culle vuote" sta diventando un "Paese per vecchi". 

L'Italia - come gli Stati del Sud dell’Europa - è tra quelli che sono risultati maggiormente colpiti dalla crisi della natalità. Si è fatto poco per attuare azioni di politica organica a sostegno di chi vuole realizzare un progetto importante come quello di una nascita. I motivi che spingono le coppie italiane ad avere sempre meno figli sono evidenti: i problemi economici, le incertezze del lavoro che traballa ma, forse ancora di più, la difficoltà ad avere una realizzazione di questo desiderio nelle coppie in cui i due membri lavorano. In Italia, quando devi portare un bambino all’asilo nido fai fatica a trovare un posto, bisogna rivolgersi alla rete parentale e non sempre i nonni possono rispondere all'appello. Gli asili, le scuole a tempo pieno, i sostegni economici, la vivibilità delle città, è tutto un pò meno facile, qui.
Ed ecco perchè, tra qualche giorno, l'8 marzo, altro che festa: sarà una giornata di riflessione e di rabbia, per quello che di positivo può contenere la rabbia. Non regalatevi mimose: scioperate. E infatti la mobilitazione quest'anno coinvolgerà 40 Paesi e milioni di donne protesteranno contro le forme di disuguaglianza. Non lavoreranno per un giorno e non faranno acquisti, così da rendere evidente il valore del loro lavoro e anche quello del loro ruolo di consumatrici. Così da far capire - se necessario - che anche il diventare madre non è scontato, in un contesto di disparità. E che - finchè sarà così - sempre meno donne potranno avere accesso al "lusso" della maternità.