venerdì 10 marzo 2017

Linguaggio incantatore, il gioco più bello


Gianni Rodari lo ha insegnato: le parole sono giocattoli. Forse addirittura più potenti e persuasive degli oggetti colorati e allegri. Nel libro "Favole al telefono" o nell'altro volume, "Filastrocche in cielo o in terra" i suoni diventano splendidi spunti, divertentissimi e capaci di destare l'attenzione dei piccoli. Perché allora non sperimentare altalene creative con le parole, con la ripetizione, con la scoperta sonora così da mettere le basi di un futuro lettore di domani? Quando Edoardo strepita perché ha fame e io sono in ritardo, prendo tempo e gli sciorino: “Bolli bolli pentolino, fai la pappa al mio bambino. La rimescola la mamma mentre il bimbo fa la nanna. Fai la nanna, gioia mia o la pappa scappa via”.
Il salotto sembra il risultato di una bomba atomica? “Ogni cosa ha un posticino, un po’ lontano un po’ vicino…ogni topo ha il suo buchino, ogni bimbo il suo lettino…un po’ di qua, un po’ di la tutto quanto a posto andrà”…e i giochi vengono rimessi a posto! Prima di attraversare la strada, gli stringo la mano e sussurro: “Si guarda di qua, si guarda di là e se non viene niente…si va!”. Tra i giochi più belli ne abbiamo uno sempre con noi: la parola! Incanta, rassicura, rilassa e con qualche trucco risolve anche le situazioni complicate. Il potenziale “magico” del linguaggio è sorprendente. Parole dolci, lente, ritmate e rassicuranti come quelle delle nenie e delle filastrocche. O invece allegre e divertite di nonsense, conte, tiritere e indovinelli. Recitate magari tenendo il piccolo sulle ginocchia, comunque accompagnate da mimica e movimenti, le filastrocche sono forse il primo linguaggio che il bambino impara. Osservare le mani, gli occhi, la bocca, ascoltare la voce di chi rappresenta tutto il suo mondo, è un'esperienza straordinariamente coinvolgente. E la conferma del rapporto affettivo sicuro è data proprio dalla ripetizione, che ha un sapore quasi "rituale", dall'assonanza, dalla rima che torna alla fine di ogni verso, dall'oralità ludica che lo coinvolge in un “a tu per tu” intimo con la mamma. 


Tra i volumi più dolci ed eleganti che ho letto a Edoardo quando era piccolissimo, lo splendido “Mammalingua. Ventuno filastrocche per neonati e per la voce delle mamme”, di Bruno Tognolini. Sono appunto ventuno filastrocche piene di suoni e ventuno illustrazioni, una per ogni lettera dell’alfabeto per far conoscere il mondo ai piccolissimi. Le parole sono rivolte alle mamme, ma il suono è tutto per i bambini che, come il canto della balena, li accompagna mentre si addormentano o giocano… Raccontano dell’acqua, della bocca, del sonno e della cacca. 

"Queste poesie per neonati sono state un’avventura di scrittura come poche, per me. Sapevo da principio che non avrei parlato di loro, ma a loro; dopo un po’ mi sono accorto che parlavo con la voce della mamma, quel misterioso canto di balena che suona nell’oceano “là fuori”. Non ho opposto resistenza a questo canto, e sono nate ventuno filastrocche, una per ogni lettera, nell’alfabeto di una “mamma lingua” originale: ACQUA, BOCCA, CACCA, DORMI, ECCO, FIGLIO, GIORNO, HAI, IO, LINGUA, MAMMA, NO, ORA, PIANGI, QUI, RIDI, Sì, TU, UNO, VIA, ZITTI", ha spiegato l'autore. E voi che filastrocche recitate ai vostri piccoli? Ce n’è una particolarmente efficace?

Con questo post partecipo all'appuntamento con il Venerdì del Libro di Paola.