giovedì 16 febbraio 2017

I "nativi digitali", una passione tecno

Smartphone e telecomandi sono stati da sempre la sua passione. Sin dai primi mesi di vita. Al punto che – a ridosso dell’anno di vita – un bel giorno ha raggiunto il cellulare del papà e con le due manine, una di qua l’altra di là, ha iniziato a sfogliare le pagine, passando dalle foto ai video musicali. Che poi abbia consumato nel giro di qualche minuto non so quante decine di euro con vari tentativi di connessione a Internet è un'altra storia...Fatto sta che da allora questo amore non è mai tramontato. Anzi, è cresciuto e si è esteso...
a tutti gli strumenti tecnologici.  La mia domanda è sempre stata: “Chi glielo ha insegnato? Come fa a sapere come muovere il polpastrello?”. Una capacità istintuale, innata? Non a caso gli esemplari delle nuove generazioni sono stati ribattezzati “nativi digitali”… Attratti magicamente da schermi, telefonini, telecomandi e da tutto quello che risponda ad automatismi.

A volte, quando vogliamo restarcene in casa, ci sfidiamo con delle app divertenti: il pargolo familiarizza con i nomi di oggetti e animali, e il tablet si trasforma nel giocattolo dei giocattoli. C’è “Animali per bimbi”, con Edo che tocca le figure e ripete i nomi. Mi piace anche “Insegnami le parole”, con gli oggetti che possono essere trascinati sullo schermo grazie alla funzione “Drag”, tra musica, colori e “indovina l’immagine”.

Pensando di fare la furba, un giorno ho provato a imbrogliarlo con un tablet giocattolo, che suona e si illumina…Niente da fare: il simulacro di plastica è stato prontamente accantonato. Io rimango ogni giorno sorpresa: il “tecno-bimbo” – figlio di una mamma tecnologica quanto basta per poter fare il proprio mestiere – smette il capriccio quando gli si offre un cellulare, mangia qualunque cosa se scorre le pagine di un tablet, promette di fare il bravo appena gli si concede un pc.

Studi recentissimi spiegano che è il cervello ad essere diverso. "Quello dei nativi digitali, ragazzini nati dopo il 2000, è differente rispetto a quello dei loro genitori - ha rivelato lo psichiatra Tonino Cantelmi, professore di psicologia dello sviluppo alla Lumsa - : studi condotti in Asia hanno mostrato che siamo di fronte a una mutazione, una sorta di evoluzione dell’umanità, diventata mentalmente più rapida e davvero multitasking. Parliamo di ragazzini cresciuti a latte e tablet, in grado fin da piccoli di integrare meglio realtà e tecnologie, dominandole e rischiando molto meno rispetto agli altri di sviluppare una dipendenza da Internet, chat e giochi online". Ma allora... come faremo a capirci e a interagire, tra generazioni, se i nostri cervelli e le nostre abilità sono così distanti?